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	<title>Lombardia</title>
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		<title>Stabilità economica: fine o mezzo? Il sogno dell&#8217;Europa economia della conoscenza</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 17:44:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jakob Panzeri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’Italia uscì dalla guerra stremata e piena di rovine: nelle grandi città tutto era da ricostruire e le vie di comunicazioni erano danneggiate. Gli italiani furono colpiti da una pesante inflazione, i prezzi aumentarono di venti volte e la svalutazione della lira rendeva impossibile la ripresa. Eppure proprio allora successe qualcosa. Fu proprio questo lo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://lombardia.estremocentro.net/2012/01/27/stabilita-economica-fine-o-mezzo-il-sogno-delleuropa-economia-della-conoscenza/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p><a href="http://lombardia.estremocentro.net/files/2012/01/sardana_g1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1062" src="http://lombardia.estremocentro.net/files/2012/01/sardana_g1-300x206.jpg" alt="" width="300" height="206" /></a>L’Italia uscì dalla guerra stremata e piena di rovine: nelle grandi città tutto era da ricostruire e le vie di comunicazioni erano danneggiate. Gli italiani furono colpiti da una pesante inflazione, i prezzi aumentarono di venti volte e la svalutazione della lira rendeva impossibile la ripresa. Eppure proprio allora successe qualcosa. Fu proprio questo lo stimolo, come magnificamente racconta Carlo Maria Cipolla nella sua “Storia facile dell’economia italiana dal Medioevo a oggi” il trampolino di lancio di quella che sarebbe diventata una delle sette potenze mondiali,  l’Italia provò a produrre di tutto,  dalla Vespa alla Lambretta, dalle macchine per cucire ai frigoriferi, dalle lavatrici alle gelaterie, dalla macchine per il caffè ai ventilatori con un notevole successo per i prezzi contenuti e per l’ingegno e il design di alta qualità. E vennero uomini come Giulio Natta che con il suo ingegno rivoluzionò la chimica scoprendo un’ampia classe di catalizzatori  per facilitare la polimerizzazione del polipropilene ideale per la nascita di fibra tessile e articoli di plastica. E vennero uomini come Alcide de Gasperi che capirono che affidarsi all’Europa non era una limitazione di potere e dignità della propria sovranità ma una conquista per una stabilità comune e più forte: nel 1951 l’Italia fu in prima linea nella costituzione della CECA – Comunità Europea per il Carbone e per l’Acciaio – istituzione antesignana nel metodo e nella composizione delle successive tappe di integrazione europea. Nel metodo perché, come sottolinea sempre il prof. Cipolla, si trattava di un’istituzione con potere decisionale e  nella composizione perché vide il superamento del contrasto franco-tedesco simboleggiato nelle figure di Bismarck e di Napoleone III che aveva bagnato di sangue l’Europa nei due secoli precedenti, formando ora un’asse  duraturo bilanciato dall’Italia e dai floridi paesi del Benelux (Belgio-Paesi Bassi-Lussemburgo) .  La Gran Bretagna si autoescluse e fu ammessa solo due decenni dopo.</p>
<p>Sessanta anni dopo, ancora si agitano i venti di crisi. Ma a differenza di quegli anni non si vedono sotto i riflettori grandi uomini e grandi imprese, e soprattutto sembra mancare la speranza di una rinascita. E in molti si augurano il crollo dell’Europa e della sua moneta unica invocando la sovranità nazionale molto spesso dimenticando o tralasciando in malafede che inevitabilmente essa sarà legata a un’inflazione paurosa, all’aumento di povertà e di disoccupazione. E’ invece il momento di compiere il grande passo: quello di trasformare un Europa burocratica e finanziaria nella grande Europa dei popoli. Un’Europa che porti in primo piano una politica comune per lo sviluppo e per la crescita, un’Europa che possa dare impulso alla ricerca e all’innovazione per diventare “l’economia della conoscenza più sviluppata del mondo” (Rocco Buttiglione).</p>
<p>Nei primi giorni di gennaio alcuni grandi passi sono stati compiuti:  il primo è  il trattato intergovernativo per la stabilità economica firmato dai 27 paesi dell’Unione Europea , ad esclusione della Gran Bretagna che ancora una volta si è autoesclusa . La stabilità economia, che passa per il pareggio di bilancio che il governo italiano si prefigge di raggiungere nel 2013, è fondamentale ma è un mezzo: il fine è il lavoro, l&#8217;occupazione, il benessere, la vita buona per le cittadine e i cittadini dell&#8217;Europa. E potremmo fare questo solo se non avremo paura ancora una volta di mettere in gioco il nostro ingegno, se non avremo paura di cedere la nostra sovranità nazionale con la speranza e la consapevolezza di incentivarla in una grande sovranità che possa passare per l’Europa federale prendendoci tutti per mano. Il secondo passo, che forse ha avuto poca diffusione e risalto nei media, merita una pari considerazione: è la mozione unitaria firmata dai partiti , tra cui l’Udc, che sostengono l’attuale governo italiano che è giusto conoscere e diffondere:</p>
<p><em>“ L’Italia si impegna a perseguire con determinazione il rafforzamento del tradizionale ruolo dell&#8217;Italia quale membro fondatore dell&#8217;Unione Europea con l&#8217;obiettivo di riaffermare il metodo comunitario quale asse centrale del processo di integrazione, riducendo il peso, oggi eccessivo, del metodo intergovernativo e rilanciando la prospettiva di un&#8217;unione federale; ad illustrare</em> <em>ai Paesi membri ed alle autorità istituzionali dell&#8217;Unione europea la portata delle misure adottate a più riprese nel corso del 2011 dall&#8217;Italia per il risanamento finanziario e recentemente per la competitività e la crescita, evidenziando in modo particolare l&#8217;impegno costituzionale in corso di attuazione in materia di pareggio di bilancio e l&#8217;impegno del Parlamento e di tutte le maggiori forze politiche per una scelta strategica di lungo periodo a favore di politiche di serietà e di rigore e per l&#8217;adozione del modello europeo dell&#8217;economia sociale di mercato, scelte che vengono in tal modo sottratte al variare delle contingenze mutevoli della politica, offrendo un impegno strategico e di lungo periodo</em>”</p>
<p>Avete sentito ragazzi? E’ ora di mettersi di gioco, è ora di tornare protagonisti, perché l’ingegno e la speranza dell’Italia e dell’Europa del futuro possano sorgere.</p>
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		<title>27 Gennaio: giorno della Memoria, giorno in cui i cancelli di Auschwithz furono abbattuti</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 22:03:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jakob Panzeri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Perché quello sguardo non corse fra due uomini, e se io sapessi spiegare a fondo la natura di quello sguardo avrei spiegato l’essenza della grande follia della Terza Germania” (Primo Levi, Se questo è un uomo) Questo è ciò che pensa Primo Levi durante l’esame di chimica per passare nel nuovo commando quando il suo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://lombardia.estremocentro.net/2012/01/26/27-gennaio-giorno-della-memoria-giorno-in-cui-i-cancelli-di-auschwithz-furono-abbattuti/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p><em><a href="http://lombardia.estremocentro.net/files/2012/01/giornata-della-memoria_254176.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1058" src="http://lombardia.estremocentro.net/files/2012/01/giornata-della-memoria_254176-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" /></a>“Perché quello sguardo non corse fra due uomini, e se io sapessi spiegare a fondo la natura di quello sguardo avrei spiegato l’essenza della grande follia della Terza Germania” (Primo Levi, Se questo è un uomo)</em></p>
<p>Questo è ciò che pensa Primo Levi durante l’esame di chimica per passare nel nuovo commando quando il suo esaminatore, il dottor Paulitz, alzò gli occhi e lo guardò. Quello sguardo era molto diverso da quelli che solitamente un prigioniero riceveva nel campo dai kapò, non c’era odio, non c’era disprezzo, era uno sguardo tra due specie diverse scambiato come attraverso le pareti di un acquario tra due esseri che abitano mezzi diversi.</p>
<p>Sei milioni di vittime: è questo il tragico bilancio dello Shoa e dello sterminio degli ebrei perpetuato dal nazismo, senza dimenticare i prigionieri politici, gli omosessuali, i rom e i sinti, i portatori di handicap e i  disturbati mentalmente che ricordiamo oggi, 27 gennaio,  Giorno della Memoria, giorno in cui i cancelli di Auschwithz furono abbattuti.</p>
<p>Ricordare è un dovere, soprattutto ora che i sopravvissuti della deportazione ci stanno lasciando, siamo ormai  l’ultima generazione che potrà  sentire testimonianze dirette  della Shoa ed è proprio per questo che dobbiamo ancor più impegnarci a ricordare.</p>
<p>Porterò sempre nella mia mente e nel mio cuore il video realizzato in 3°media dopo aver letto insieme in classe “Se questo è un uomo” di Primo Levi e la visita al campo di Mauthausen , grande santuario di pietra dell’orrore umano.  E per questo non finirò mai di ringraziare i protagonisti di questo cammino che mi hanno educato ad entrare nella mia umanità.  Quel video ancora mi commuove.</p>
<p>Ricordare e vigilare, perché il nostro sguardo non sia come quello del dottor Paulitz, “uno sguardo tra due specie diverse scambiato come attraverso le pareti diverse di un acquario tra due esseri che abitano mezzi diversi”</p>
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		<title>L&#8217;Ungheria e l&#8217;anima dell&#8217;Europa</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jan 2012 18:31:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jakob Panzeri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 1° Gennaio 2002 ero in quinta elementare, emozionato rigiravo tra le mani  un piccolo sacchetto di plastica sigillato che conteneva un esemplare per ciascuno degli 8 piccoli tagli della nuova moneta.  Era uno dei tanti “Euro starter kit” che il governo aveva messo in circolazione già da dicembre per invitare la gente a familiarizzare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://lombardia.estremocentro.net/2012/01/06/lungheria-e-lanima-delleuropa/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p><a href="http://lombardia.estremocentro.net/files/2012/01/berlaymont-ue_t.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1052" src="http://lombardia.estremocentro.net/files/2012/01/berlaymont-ue_t-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" /></a>Il 1° Gennaio 2002 ero in quinta elementare, emozionato rigiravo tra le mani  un piccolo sacchetto di plastica sigillato che conteneva un esemplare per ciascuno degli 8 piccoli tagli della nuova moneta.  Era uno dei tanti “Euro starter kit” che il governo aveva messo in circolazione già da dicembre per invitare la gente a familiarizzare con il nuovo conio. Il Colosseo, Dante, l’uomo di Leonardo,  girare tra le mani quelle monetine che rappresentavano l’apice della cultura italiana mi faceva sentire orgoglioso di esserne parte, e ancor più considerando che altri 12 paesi e svariati milioni di persone avevano in mano in quello stesso momento quelle monete, certo con effigie diverse, simbolo delle proprie storie e tradizioni, ma nell’alveo di un’unica moneta, l’Euro, che faceva tremare dalla culla il dollaro americano, preludio di quel superstato dei 27 e di oltre 500 milioni di persone che avrebbe superato il tasso di crescita degli americani. Nasceva un gigante. Eppure quel gigante si sarebbe ben presto rivelato un fragile Golia.</p>
<p>L’ultima grana dell’Unione Europea si chiama Ungheria.  Budapest sta camminando sull’orlo del precipizio economico. Oggi le agenzie di rating hanno declassato l’Ungheria da BB+ da BBB-, livello spazzatura, con un rischio default che sembra incombente. Nonostante questo, l’Ungheria rifiuta di considerare i dettami economici dell’Europa e si assume con la nuova costituzione molto discussa il controllo unico della propria Banca Centrale con un presidente, Viktor Orban, che nel semestre dell’Ungheria alla guida dell’Europa, sembrava apertamente sfidare le istituzioni europee: “Non ci siamo sottomessi a Vienna nel 1848, ci siamo sollevati a Mosca nel 1956 e nel 1990 e oggi non permetteremo a Bruxelles di decidere per noi”.</p>
<p>Ma l’Ungheria è solo un sintomo, non è il primo e non sarà l’ultimo, di un malessere più grande.</p>
<p align="center"><em>“Il termine Europa allude evidentemente all’unità  di una vita, di un’azione,  di un lavoro spirituale” (Edmund Husserl)</em></p>
<p>Quando Edmund  Husserl scriveva la “Crisi dell’Umanità Europea” viveva in un’Europa smarrita che aveva appena girato le spalle alla macerie della prima guerra mondiale e cercava una possibile strada di ricostruzione materiale e redenzione morale, soffocata dai fantasmi del totalitarismo. Abbiamo avuto tra le mani un’opportunità grandissima, quella di unificare l’Europa e fare di un continente un solo popolo e una sola anima. L’abbiamo sprecata, l’abbiamo buttata alle ortiche perché siamo stati incapaci di darle un cuore.  L’Unione Europea, nata come CECA per il commercio del carbone e dell’acciaio, è rimasto solo un’unione economica dalle mille contraddizioni, dotata di una moneta ma non di una politica economica e fiscale,  con una costituzione frutto di numerosi compromessi e mediazioni che non riconosce le proprie comune radici, con un presidente, Herman Van Rompuy, il cui nome e volto sono sconosciuti ai più. L’Europa non riesce ad avere l’autorità morale e spirituale di guidare il continente, non riesce a darsi un’Anima.  Una mera espressione geografica, un grande contenitore da cui tutti aspirano a prendere fondi e sovvenzioni ma a cui poi nessun vuol rendere conto, ed è facile e prevedibile che in questo contesto ci sia sempre qualcuno che batta i piedi per terra per fare nel proprio giardino quello che più gli aggrada. Negli Stati uniti si può essere un avvocato yankee, un contadino del Midwest, un scrittore di San Francisco, non importa, prima di tutto si è americani. Questo perché prima di ogni cosa esiste un patrimonio comune che li accomuna sotto un’unica bandiera e li rende fieri di definirsi americani. Una tradizione sofferta passata anche per il sangue di una guerra civile che ha visto il Nord opposto al Sud ma che ha saputo riconciliarsi in un&#8217;unica grande nazione.</p>
<p>Sono convinto che verrà il giorno in cui il francese, il tedesco, l’ungherese si riconosceranno sotto un’unica bandiera e saranno fieri di dichiararsi prima di tutto europei. Ma sono anche convinto che la mia generazione non vedrà questo giorno e nemmeno i nostri figli e nipoti. Sarà un cammino lungo e faticoso ma è ora di metterci in marcia. Uniti per scacciare i vecchi fantasmi e dare un cuore e un futuro a oltre 500 milioni di persone.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un saluto a Don Luigi Maria Verzè</title>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 12:37:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jakob Panzeri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi è morto per un arresto cardiocircolatorio Don Luigi Maria Verzè, 91 anni. E&#8217; sicuramente difficile dare un giudizio sul suo operato, da un lato il grande fondatore dell&#8217;Istituto San Raffaele che si è fatto un nome in tutto il mondo e proprio ieri annunziava l&#8217;avanzare di alcuni trial  sulla prevenzione della sclerosi multipla, dall&#8217;altro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://lombardia.estremocentro.net/2011/12/31/un-saluto-a-don-luigi-maria-verze/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p><a href="http://lombardia.estremocentro.net/files/2011/12/verzè1.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1045" src="http://lombardia.estremocentro.net/files/2011/12/verzè1.jpg" alt="" width="259" height="194" /></a>Oggi è morto per un arresto cardiocircolatorio Don Luigi Maria Verzè, 91 anni. E&#8217; sicuramente difficile dare un giudizio sul suo operato, da un lato il grande fondatore dell&#8217;Istituto San Raffaele che si è fatto un nome in tutto il mondo e proprio ieri annunziava l&#8217;avanzare di alcuni trial  sulla prevenzione della sclerosi multipla, dall&#8217;altro le accuse di corruzione, tangenti e malversazioni degli ultimi periodi, losperpero e le manie di grandezza. Una parabola quasi faustiana. E&#8217; sfuggito alla giustizia terrena chissà che non sia di fronte ora a un&#8217;altra Giustizia. L&#8217;unico pensiero che mi sento di fare è quello di sperare che nonostante tutto la ricerca e l&#8217;impegno dentro al S.Raffaele possano continuare, con un altro presidente, con un altro nome, non importa, l&#8217;importante è che possa continuare a portare avanti le sue ricerche e le sue cure. Riposa in Pace.</p>
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		<title>10 eventi per ricordare il 2011. E voi come lo ricordate?</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 16:48:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jakob Panzeri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[14 gennaio: A seguito dell&#8217;aumento dei prezzi del pane e dei generi alimentari la protesta in Tunisia porta alle dimissioni di Ben Alì. Le proteste, che si riveleranno essere molto di più di una protesta per il pane, contageranno tutto il Nordafrica. 11 marzo: Un terremoto di magnitudo 9 Richter , tra i dieci più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://lombardia.estremocentro.net/2011/12/30/10-eventi-per-ricordare-il-2011-e-voi-come-lo-ricordate/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p><a href="http://lombardia.estremocentro.net/files/2011/12/calendario1.jpg"><img class="size-medium wp-image-1038 alignleft" src="http://lombardia.estremocentro.net/files/2011/12/calendario1-248x300.jpg" alt="" width="248" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>14 gennaio</strong>: A seguito dell&#8217;aumento dei prezzi del pane e dei generi alimentari la protesta in Tunisia porta alle dimissioni di Ben Alì. Le proteste, che si riveleranno essere molto di più di una protesta per il pane, contageranno tutto il Nordafrica.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>11 marzo</strong>: Un terremoto di magnitudo 9 Richter , tra i dieci più forti della storia della sismografia, colpisce il Giappone. Il terremoto e le onde anomale conseguenti causano 11.000 morti accertati e oltre 17.000 dispersi. A causa del maremoto, segue un incidente alla centrale nucleare di Fukushima che provoca la fuoriuscita di materiale radioattivo</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>17 marzo</strong>: è il 150° anniversario dell’Unità d’Italia</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1 maggio</strong>: Papa Giovanni Paolo II è proclamato Beato.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2 maggio</strong>: Bin Laden è ucciso in Pakistan dai Navy Seal</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>16 agosto:</strong> Si apre a Madrid la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>24 settembre</strong>: I laboratori nazionale del Gran Sasso in collaborazione con il Cern di Ginevra diffondono al mondo la scoperta dei neutrini più veloci della luce.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3 novembre </strong>Ricercatori francesi riescono ad invertire il processo di invecchiamento cellulare ottenendo da cellule di ultra novantenni cellule staminali</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>16 novembre 2011 </strong>nasce il governo Monti. Il neo-presidente del consiglio e i suoi ministri giurano fedeltà sulla Costituzione davanti al Presidente della Repubblica. <strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>17 dicembre </strong>Il cinquantanovenne imprenditore edile di Vigonza Giovanni Schiavon  si toglie la vita con un colpo di pistola dopo aver denunciato in una lettera appello  il dramma della piccola imprenditoria strozzata dalla pubblica amministrazione e l’impossibilità di riscuotere  dallo stato 250.000 crediti di lavoro per pagare i suoi operai.</p>
<p style="text-align: justify;">E voi come lo ricordate?</p>
<p style="text-align: justify;">
]]></content:encoded>
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		<title>Maria Eletta Martini: la madre del volontariato</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 21:04:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jakob Panzeri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Si dovrebbe pensare più a far bene che a stare bene: e così si finirebbe anche a star meglio”Alessandro Manzoni “La Repubblica italiana riconosce il valore sociale e la funzione dell’attività di volontariato come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, ne promuove lo sviluppo salvaguardandone l’autonomia e ne favorisce l’apporto originale per il conseguimento delle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://lombardia.estremocentro.net/2011/12/29/maria-eletta-martini-la-madre-del-volontariato/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p><em><a href="http://lombardia.estremocentro.net/files/2011/12/martini.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1034" src="http://lombardia.estremocentro.net/files/2011/12/martini-247x300.jpg" alt="" width="247" height="300" /></a>“Si dovrebbe pensare più a far bene che a stare bene: e così si finirebbe anche a star meglio”Alessandro Manzoni</em></p>
<p><em>“La Repubblica italiana riconosce il valore sociale e la funzione dell’attività di volontariato come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, ne promuove lo sviluppo salvaguardandone l’autonomia e ne favorisce l’apporto originale per il conseguimento delle finalità di carattere sociale, civile e culturale “ (Legge 66/1991)</em></p>
<p>Maria Eletta era solita ricordare alle persone più care gli episodi della sua giovinezza, il suo impegno di staffetta partigiana,  l’occupazione in tempo di guerra della casa-madre del quartiere San Marco,  i suoi alunni, le lunghe discussioni davanti a una tazza di caffè con Aldo Moro. Allora era una giovane docente delle scuole medie che con il suo impegno nelle associazioni cattoliche iniziava a donare all’Italia la sua grande fede e la sua passione civile e politica che la rendono oggi uno dei pilastri del cattolicesimo democratico. L’attività politica di Maria Eletta inizia nel 1951 nel movimento giovanile della Democrazia Cristiana arrivando a ricopre la carica di consigliere comunale di Lucca, il paese natale in cui il padre era stato il primo sindaco eletto dopo la Liberazione. Nel 1963 viene eletta per la prima volta in parlamento ed è l’inizio di un grande percorso cattolico e democratico: tra i suoi impegni legislativi, s&#8217;annoverano quelli di promotore e relatore unico del nuovo Diritto di Famiglia; è stata relatrice delle leggi sull&#8217;aborto e sul divorzio impegnandosi per la presenza dei consultori familiari e dell’obiezione di coscienza ; da presidente della Commissione Sanità ha portato a conclusione la legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale. Non è mancato il suo impegno a favore delle adozioni, di leggi a favore di cooperazioni con paesi in via di sviluppo e delle normative Stato-Chiesa. E’ lei l’autrice nel 1991 della legge 266 che riconosce il valore sociale, morale e gratuito del volontariato.  Dopo Tangentopoli, in cui Maria Eletta si era fatta portatrice di una linea dura e moralizzatrice all’interno del partito, aveva cercato di testimoniare i valori del cristianesimo democratico prima partecipando alla fondazione del Partito Popolare Italiano poi con la Margherita; nominata Gran Cavaliere di Gran Croce dal 1996 al 2002 fu membro del comitato Nazionale di Bioetica.</p>
<p>La “madre del volontariato italiano” si è spenta alle 7 di mattina del 29 dicembre con la delicatezza che l’ha caratterizzata in vita. Ma a portarne avanti il  ricordo e  l’ azione sarà il suo dono più grande, il Centro Nazionale per il Volontariato , anzi, le migliaia di persone, gli organismi di volontariato, le strutture di servizio e gli enti che vi aderiscono che quest’anno hanno festeggiato i 25 anni con un unico intento: quella di valorizzare e accrescere ancora di più quella grande rete generosa e disponibile di solidarietà che è il volontariato, una delle vere principali ricchezze del nostro paese.</p>
<p>Oggi si stima che il 10% degli italiani si dedica al volontariato, è la fine dell’anno, è tempo di resoconti e di cambiamenti. Aggiungi la tua goccia a questo oceano di bene.</p>
<p>PER APPROFONDIRE</p>
<p>Centro Nazionale per le Ricerche e per il Volontariato</p>
<p><a href="http://www.centrovolontariato.net/">http://www.centrovolontariato.net/</a></p>
<p>La legge quadro 266 del 1991</p>
<p><a href="http://www.volontariato.org/leggequadro.htm">http://www.volontariato.org/leggequadro.htm</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Firma l&#8217;appello di Gariwo-La foresta dei Giusti!</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 12:11:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jakob Panzeri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Su facebook è possibile firmare e aderire a una proposta dell&#8217;Onlus Gariwo-la Foresta dei Giusti. Questa onlus, che opera dal 1999 a Milano, è stato fondata dall&#8217;ebreo Gabriele Nissim e dall&#8217;armeno Pietro Kucucian e si batte per ricordare le donne e gli uomini che hanno cercato, anche nel loro piccolo, di impedire i vari genocidi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://lombardia.estremocentro.net/2011/12/29/firma-lappello-di-gariwo-la-foresta-dei-giusti/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p><a href="http://lombardia.estremocentro.net/files/2011/12/gariwo-jpg_mali.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1029" src="http://lombardia.estremocentro.net/files/2011/12/gariwo-jpg_mali-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Su facebook è possibile firmare e aderire a una proposta dell&#8217;Onlus Gariwo-la Foresta dei Giusti. Questa onlus, che opera dal 1999 a Milano, è stato fondata dall&#8217;ebreo Gabriele Nissim e dall&#8217;armeno Pietro Kucucian e si batte per ricordare le donne e gli uomini che hanno cercato, anche nel loro piccolo, di impedire i vari genocidi della storia del Novecento. Un albero piantato in ricordo di ogni giusto per l&#8217;aiutare l&#8217;ambiente e la memoria dei posteri con un giardino dei Giusti già realizzato a Yerevan e uno in progetto a Sarajevo. L&#8217;Onlus ha iniziato una raccolta firme per chiedere all&#8217;Unione Europea di organizzare una Giornata Europea dedicata ai Giusti. Firma anche tu su facebook nella pagina Gariwo-la Foresta dei Giusti!</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/gariwo">http://www.facebook.com/gariwo</a></p>
<p>per approfondire:</p>
<p><a href="http://www.gariwo.net/">http://www.gariwo.net/</a></p>
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		<title>Nigeria: Il sangue dei martiri linfa per una possibile convivenza</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 12:07:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jakob Panzeri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ogni cinque minuti un cristiano viene ucciso a causa della sua fede. Nel 2011 si stimano 105.000 vittime della persecuzione contro i cristiani. Tra il 2000 e il 2010 le vittime sono state 160 mila all’anno .La libertà religiosa, come respiro profondo e autentico dell’uomo per aprirsi all’Infinito, e che comprende anche la libertà di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://lombardia.estremocentro.net/2011/12/29/nigeria-il-sangue-dei-martiri-linfa-per-una-possibile-convivenza/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p><a href="http://lombardia.estremocentro.net/files/2011/12/croce_spine_0011.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1025" src="http://lombardia.estremocentro.net/files/2011/12/croce_spine_0011-300x222.jpg" alt="" width="300" height="222" /></a>Ogni cinque minuti un cristiano viene ucciso a causa della sua fede. Nel 2011 si stimano 105.000 vittime della persecuzione contro i cristiani. Tra il 2000 e il 2010 le vittime sono state 160 mila all’anno .La libertà religiosa, come respiro profondo e autentico dell’uomo per aprirsi all’Infinito, e che comprende anche la libertà di essere a-religiosi, deve essere tutelato come uno dei diritti più fondamentali- Dati dell’Osservatorio contro il razzismo e la xenofobia dell’Osce, organizzazione europea per la sicurezza e per la collaborazione.</p>
<p><em> “Alcuni  giovani hanno creato dei posti di controllo alle due entrate della strada che conduce alla chiesa di Santa Teresa. L&#8217;auto dell&#8217;attentatore ha rifiutato di fermarsi. I ragazzi l&#8217;hanno seguita fino di fronte alla facciata della chiesa, riuscendo a bloccarla.</em><em> Mentre stavano discutendo con il guidatore, questi ha fatto esplodere la bomba. Si e&#8217; quindi trattato di un attentato suicida. Tra le vittime vi e&#8217; uno dei nostri giovani della sorveglianza, e almeno 3 membri delle forze dell&#8217;ordine, tra cui un musulmano&#8221;</em>  A parlare è l’arcivescovo di Abuja mons.Onaiyekan che a Santo Stefano ha incontrato  il  Ministro dell&#8217;Interno, per lanciare un forte appello tramite la stampa locale ai musulmani della Nigeria per fare qualcosa. L’obiettivo è sconfiggere le divisioni  alimentate da gruppi estremisti  come la Boko Haram che desiderano imporre la Sharia nel Paese: la convivenza pacifica è possibile :<em>” &#8221;Non e&#8217; il tempo di dire se siamo musulmani o cristiani, dobbiamo affrontare il problema insieme come nigeriani che vivono tutti sotto la minaccia di questa gente. Fra i morti vi erano pure musulmani. Voi siete i veri musulmani, non loro ” </em>La chiesa di Santa Teresa è solo uno dei luoghi di culto preso di mira il giorno di Natale che ha causato circa un centinaio di morti in tutto il paese. Purtroppo non è stato l’unico Natale di sangue, da circa un decennio ci sono contrasti tra cristiani e musulmani, il più grave nella primavera dell’anno scorso in cui la tribù nomade dei fulani nella regione dello Jos  uccisero circa 500 persone in tre villaggi cristiani ai piedi delle montagne.</p>
<p>Ad aggravare la frattura fra cristiani e musulmani c&#8217;e&#8217; anche la situazione politica. Proprio in questi giorni la Corte Suprema nigeriana ha confermato la vittoria alle presidenziali di aprile di Goodluck Jonathan, cristiano del Sud, respingendo il ricorso del principale partito moderato musulmano che aveva denunciato brogli. E ora anche i associazioni cristiani come l’Alleanza Pentecostale non escludono l’uso delle armi per difendere le proprie comunità e fa scricchiolare ancor più la precaria terza repubblica nigeriana che si sta ancora riprendendo dalla tragedia del Biafra, la guerra civile in cui fu massacrata l’etnia Igbo che chiedeva l’indipendenza,  un paese che  ha speso la maggior parte  dei proventi del petrolio del Delta del Niger per la ricostruzione. Un paese avviato alla repubblica da  Obasanjo nel 1999  che affogava nella stagnazione economica e nel deterioramento delle istituzioni dopo 16 anni di regime militare. Ma la convivenza è possibile, devono rimanerci nelle orecchie e nel cuore le parole dell’arcivescovo che invita a superare l&#8217;odio e la violenza. Perché cristiani e musulmani possono vivere insieme e costruire con ugual contributo la nuova Nigeria.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Aiutiamo i carcerati a rientrare nella propria umanità</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 13:26:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jakob Panzeri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev&#8217;essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a&#8217; delitti, dettata dalle leggi&#8221; (Cesare Beccaria, Dei delitti e delle Pene) Oggi abbiamo la fortuna di vivere in un’epoca in cui la maggior parte degli stati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://lombardia.estremocentro.net/2011/12/21/aiutiamo-i-carcerati-a-rientrare-nella-propria-umanita/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p><em><a href="http://lombardia.estremocentro.net/files/2011/12/prig.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1020" src="http://lombardia.estremocentro.net/files/2011/12/prig-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>“Perché ogni pena non sia una violenza di uno o di molti contro un privato cittadino, dev&#8217;essere essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata a&#8217; delitti, dettata dalle leggi&#8221;</em><em> (Cesare Beccaria, Dei delitti e delle Pene)</em></p>
<p>Oggi abbiamo la fortuna di vivere in un’epoca in cui la maggior parte degli stati democratici rifiuta la pena capitale e la tortura, <em>infame crogiuolo della verità</em>, eppure se il marchese di Beccaria potesse volgere il suo sguardo illuminato dall’alto dei suoi tre secoli, non sarebbe ancora soddisfatto. Nelle carceri italiane sono oltre 88.000 i detenuti a fronte di una capienza massima di circa 43.000 persone e le pene alternative concesse oggi sono solo un terzo di quelle concesse cinque anni fa. Ma al di là dei numeri spesso siamo noi stessi a voler dimenticare una verità che può sembrarci scomoda: il carcere prima di essere un luogo di punizione è, o meglio dovrebbe essere,  un luogo di riabilitazione. Pensate che la parola più antica che si avvicina a questo concetto è l’aramaico carcar che significa calare. Ne troviamo, infatti, già menzione nella Bibbia, libro della Genesi, quando Giuseppe, figlio di Giacobbe, “arrestato” dai fratelli, fu calato in una cisterna in attesa di essere venduto schiavo al ministro del faraone. E’ verosimile pensare da un punto di vista storico e antropologico che i primi carceri siano sorti proprio con l’inizio della città e quindi della storia umana con la funzione di allontanare dalla vita sociale individui che nuocevano e portavano danno alla comunità per rieducarli alla vita civile. Ma a volte questa verità ci sfugge, forse abbiamo bisogno di vedere proiettati mostri, reali o fittizi che siano, e con passione desideriamo vederli soffrire ed essere puniti quando il diritto non ha fatto ancora il suo corso e la cronaca nera diventa trash degna di  ascolti da capogiro. A volte anche noi preferiamo unirci al coro degli abitanti di Colono che gridano a  Edipo che per lui  può esistere solo “l’esilio o la morte”. Questi atteggiamenti ci allontanano dalla Giustizia. No, Beccaria non sarebbe proprio contento di vedere la giustizia italiana moderna, troppo spesso incapace di garantire la regolarità di un processo e la garanzia di una pena, e di vedere l’istituzione carceraria priva in questo stato della sua funzione educatrice e costruttrice  ridotta a una topaia in cui ammassare uomini che privati della loro libertà perdono totalmente anche la loro umanità. Quali soluzione allora? Costruire nuove carceri? Non ci sono soldi. Una nuovo indulto?  Assolutamente no. L’indulto del governo Prodi è stato una vera debacle, in meno di due anni siamo tornati al punto di inizio, tutto esaurito. La società non è stata in grado di rieducare e riassorbire molti detenuti che sono stati costretti dalla loro indigenza a perdurare sulla loro strada di rovina e delinquenza. Reputo un positivo punto d’inizio il pacchetto di misure del ministro della Giustizia Paola Severino approvato dal Consiglio dei Ministri: scontare ai domiciliari gli ultimi 18 mesi di pena ed evitare la reclusione breve di chi deve essere processato per direttissima, ricorrendo all’uso di camere di sicurezza nei commissariati.  Sono misure giuste ma non risolvono il problema.</p>
<p>Nel 2009 al Meeting di Rimini ho assistito a uno spettacolo umano straordinario. L’incontro di alcuni detenuti del carcere di Padova all’interno della mostra <em>“Libertà va cercando ch’è sì cara”</em> ha lasciato un segno indelebile che ha commosso migliaia persone. Come la storia di Maurizio, padre di famiglia italiano, che prepara di giorno in uno stand soufflé al limone e dolci al cioccolato per tornare di notte dietro alle sbarre. Ha incontrato in carcere una cooperativa, il consorzio Rebus, che gli ha insegnato il mestiere di pasticciere, e un sacerdote, don Eugenio Nembrini, che lo ha invitato a non smarrire le tracce della propria umanità e a cogliere l’aspetto coercitivo e punitivo del carcere come una sfida personale, ad aprirsi all’infinito e a farsi aiutare dalla società a ri-entrare nella propria umanità. Perché senza un percorso di ri-educazione, senza questo spicchio aperto all’infinito, non può esserci l’uscita interiore da un male, dal Male, il superamento di quella sottile linea che come dice Solzenitsy attraversa il cuore dell’uomo. E allora Gentile Ministro Severino aspetto di leggere a breve le iniziative sulle pene alternative e i percorsi di servizio e di rieducazione che ha promesso. Non solo rendono più leggere le carceri, ma anche i cuori.</p>
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		<title>Paese che vai, crisi che trovi: la Norvegia piange il burro</title>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 20:04:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Jakob Panzeri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche la Norvegia, paese tra i più floridi in Europa e un forte welfare state, è in crisi. Disperazione per la scomparsa del burro, colpa di una dieta ricchissima di grassi che rischia di far passare il Natale senza burro; il burro scomparso dai supermercati si vende alla borsa nera a 60 euro al chilo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<iframe src="http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://lombardia.estremocentro.net/2011/12/12/paese-che-vai-crisi-che-trovi-la-norvegia-piange-il-burro/&amp;layout=standard&amp;show_faces=1&amp;width=450&amp;action=like&amp;colorscheme=light&amp;font=" scrolling="no" frameborder="0" style="border:none; overflow:hidden; width:450px; height:25px"></iframe><p><a href="http://lombardia.estremocentro.net/files/2011/12/BURRO.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1013" src="http://lombardia.estremocentro.net/files/2011/12/BURRO-300x182.jpg" alt="" width="300" height="182" /></a>Anche la Norvegia, paese tra i più floridi in Europa e un forte welfare state, è in crisi. Disperazione per la scomparsa del burro, colpa di una dieta ricchissima di grassi che rischia di far passare il Natale senza burro; il burro scomparso dai supermercati si vende alla borsa nera a 60 euro al chilo. All&#8217;inizio l&#8217;avevo presa per una burla poi ho visto che l&#8217;ha pubblicata anche il Corriere della Sera.  La crisi del burro mette a dura prova la pazienza degli scandinavi. E a volte, le conseguenze possono sconfinare nel grottesco: nei giorni scorsi in Danimarca il seguitissimo show mattutino <em>Go&#8217; Morgen Danmark</em> ha offerto mille panetti di burro alla Norvegia per alleviare i disagi della crisi; venerdì scorso un cittadino russo è stato fermato alla frontiera dalle autorità doganali: in macchina aveva nascosto 90 chilogrammi di burro che cercava di importare illegalmente. Paese che vai, crisi che trovi, comunque sempre meglio loro senza burro che noi senza soldi.</p>
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