Londra brucia
11 agosto 2011 | Di: Jakob Panzeri
Londra brucia. Tutto ha inizio giovedì 4 agosto nel quartiere di Tottenham, il ventinovenne tassista Mark Duggan, membro di una gang locale e presunto spacciatore di droga, rimane ucciso in un conflitto a fuoco con Scotland Yard durante un tentativo di fuga. La notte successiva Londra brucia: giovani del quartiere nero di Tottenham saccheggiano negozi, incendiano auto, spaccano vetri, assaltano agenti con bottiglie, pietre, spazzatura, molotov artigianali. Subito i principali commentatori associano queste immagini alle rivolte delle banlieau di due anni fa nei quartieri ghetti di Parigi e la colpa delle violenze ricade sul disagio sociale e sull’incapacità di integrare culture diverse. L’intellettuale Roger Scruton, professore di filosofia alla Boston University e autore de “Il manifesto del conservatorismo contemporaneo” subito muove il dito contro il fallimento del multiculturalismo e la sua incapacità di preservare le vere identità culturale annacquandole insieme in un unico meticciato mentre Damian Thompson, editorialista del Daily Telegraph, si esprime con parole durissime :” “Abbiamo creato una cultura della gang violenta, sessista omofobica e razzista; è una vergogna che cadrà sui multiculturalisti bianchi veri responsabile di questo disastro”. I giorni passano, vengono contagiati anche i quartieri di Brixton, Peckam, Islington, Lewisham e Oxford City e il tumulto raggiunge infine anche Liverpool e Manchester spargendosi a macchia d’olio in tutta l’Inghilterra. Più si guarda da vicino queste rivolte più ci si accorge della superficialità e dei gravi errori del primo giudizio: dai tribunali aperti 24 ore su 24 e in cui vengono portate più di 1.200 persone emergono storie incredibili e raccapriccianti: giovani studenti, mamme single, padri di famiglia disoccupati, poveri e non, delinquetelli comuni, gente di ogni etnia, età, origine sociale. La storia più sconvolgente è sicuramente la testimonianza riportata su “Il Corriere della Sera”da Fabio Cavalera della signora Onelia Giannattano, parrucchiera italiana emigrata a Londra: ““Sembrava un angelo, un angelo col caschetto di capelli rossi. Avrà avuto quindici o sedici anni, una ragazzina bellissima. Poi l’angelo è diventata una strega. Era con alcuni giovani, suoi amici, che all’improvviso si sono scatenati. Hanno sfasciato senza una ragione le mie vetrine e razziato ogni cosa. E lei se la rideva tranquilla e mi prendeva in giro: te la fai sotto eh? Quegli occhi, quelle parole di sfida non li dimenticherò mai”.
E allora ci si accorge che il malumore della periferia e dell’integrazione sono solo la miccia, la punta dell’iceberg che cela al di sotto un quadro molto più preoccupante. E’ un’intera società a ribellarsi e a scatenare un incendio di violenza le cui fiamme sono la carenza di desiderio e l’inconsapevolezza del domani.
E tutto ciò mentre è a rischio l’intero modello economico (e non solo) occidentale.
Mala tempora currunt: Londra brucia e noi insieme a lei.
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1 Response to Londra brucia
christian condemi
13 agosto 2011 alle 07:39
Cameron si comporta con un Ahmadinejad qualunque,la riflessione univoca è che democrazia o meno,sempre casta è. Egli da buon manipolatore ha capito la deriva sbagliata della rivolta ,sta lasciando al saccheggio Manchester e concentra le forze in una sacca per far finta di contenere gli effetti,non manchera’ tra poco l’inevitabile sparatoria,il fatto pesante,perche’ e’ statistico,al primo morto compensativo che bilancera’ i due fatti da loro,ferma tutto e saranno criminalizzati i movimenti di mezza europa.
Sicuramente colpisce il background di provenienza misto di persone che hanno protestato,se fosse stato un fattore etnico mi sarebbe venuta a mente la polveriera balcanica di inizio 94.
Chi saccheggia,non credo sia un ultrà qualunque,spesso sono seconde generazioni ben conscie di non esser inserite in nessun progetto di riqualificazione professionale e formativa,sicuramente un pensiero alle gang latine delle periferie Milanesi,e tafferugli di Via Padova è d’obbligo. Tariffe alle stelle,servizi tagliati,con buona pace del fantascentifico parolone “quoziente famiglia”.
E’ un momento storico dove non sono permessi errori,in passato ci sono stati,si e’ lasciato spazio a confusioni,si sono scambiate albe con tramonti,ci hanno domato,ce lo siamo pero’ anche cercato,oggi pero’ non ci sono piu’ i democristiani di un tempo,che ladri erano ma anche politici e quantomeno al sociale un briciolo di attenzione la avevano,di sicuro non hanno privatizzato le ferrovie,licenziato dipendenti pubblici,negato pensioni e via dicendo,oggi ci sono quelli di cui avevamo paura,qualcuno li chiama conservatori,pidiellini..
fate voi..