Che bella notizia: in Italia non ci saranno più disabili!

10 giugno 2010 | Di: Alessio

DownLa felicità di almeno 38mila persone in Italia

Certo, sarebbe un titolo che a nove colonne farebbe la felicità di almeno 38mila persone in Italia, e quantomeno dei rispettivi 72mila genitori, ma la triste realtà è che con la nuova finanziaria molte di queste persone e di quelle il cui futuro dipende solo dalla solidarietà delle persone come noi, sarebbero semplicemente cancellate.

Ancora una volta lo sguardo miope della politica si discosta da quelle che sono le necessità dei più deboli.

La proposta di legge finanziaria, il cui testo non è ancora stato reso pubblico, cancellerebbe o renderebbe meno agevole il ricorso al sostegno per le 38mila persone affette dalla sindrome di Down.
La percentuale per richiedere l’assegno di invalidità, secondo le prime indiscrezioni, passerebbe dal 74% attuale all’85% con uno sforzo che nelle intenzioni si avvarrà di circa 100mila controlli straordinari.

Fonti autorevoli quali Pietro Vittorio Barbieri, presidente della Federazione Italiana per il Superamento dell’Handicap hanno già espresso la propria incredulità di fronte ad un provvedimento che mette in discussione tutte quelle persone, che affette dalla sindrome di Down, normalmente vedono riconosciuta una percentuale di invalidità pari al 75%, che risulterebbero quindi escluse dal magro beneficio dei 256 euro mensili.

La cifra è già di per sé irrisoria, tenuto conto che per beneficiarne è necessario avere un reddito annuo non superiore ai 4408 euro. Ma chi ha un familiare a carico con questa patologia sa benissimo che tale cifra non va a compensare in alcun modo le giornate di lavoro perse a causa delle necessità di cura e di trattamento dei loro familiari.

La legge non ammetterebbe deroghe, quando invece, come nel caso specifico, un semplice esame del sangue non darebbe adito a contestazioni di sorta, sempre che, beninteso, si voglia ancora considerare le persone affette da sindrome di Down degli invalidi.

Il Coordown, coordinamento di 80 associazioni che promuovono i diritti delle persone down afferma che solo il 10% degli stessi accede ad un lavoro retribuito, paventando quindi il pericolo che il restante 90% resti senza alcun reddito. Franca Bruzzo, segretaria del Coordown, inoltre, ribadisce il pensiero che la fonte maggiore di sussistenza per il soggetto down, ricadrà sempre sui familiari costretti già adesso a lavorare part-time o a rinunciare a progressi di carriera, evidenziando il fatto che anche a livello regionale i tagli alla spesa si indirizzeranno alle politiche di sostegno.

Anche i volontari delle Onlus vivono questi momenti di ansia, pregando che non si ponga la fiducia al provvedimento nella speranza di emendare quella che sembra una brutta pagina di coesione e cultura civile.

I dati dicono che in Italia, per l’invalidità civile, siamo addirittura dietro a Polonia, Ungheria, Francia e Germania con una spesa media inferiore all’Europa dei 15.

Ma il caso eclatante della Sindrome di Down fa passare in secondo luogo quelli che sono i disturbi neuropsicologici dell’apprendimento su cui la riflessione non si pone neppure.

Sto parlando di disgrafia, discalculia, dislessia per esempio.

Se per la dislessia abbiamo però una vasta cultura accademica e umana, al punto che viene da tempo riconosciuta come un importante disturbo dell’apprendimento, non lo stesso posso dire degli altri due.

Qualche settimana fa era comparsa la notizia di un bonus per chi avesse bambini disabili sotto i 3 anni. Sinceramente non so se questa proposta sia andata a buon fine o fosse solo l’ennesima sparata. Fatto sta che chiunque che abbia un po’ di buon senso, capisce con estrema semplicità, che per alcuni disturbi dell’apprendimento, la diagnosi non può che essere fatta che dopo l’avvio della scolarizzazione.

Tanto per avere dei riferimenti, la disgrafia è un disturbo specifico della scrittura nella riproduzione di segni alfabetici mentre la discalculia si manifesta nell’incapacità di fare calcoli a mente, contare, eseguire le procedure delle operazioni aritmetiche, memorizzare le tabelline e così via.

Purtroppo questi disturbi sono intrinsecamente subdoli e, ahimè, vengono a galla quando è già tardi per intervenire. Le scarse conoscenze, dovute sicuramente a carenza di specifiche conoscenze da parte del personale docente, fanno sì che il bambino, in età scolare, sia costretto a inseguire traguardi quali un dettato, lo scrivere in corsivo, imparare le tabelline o incolonnare le operazioni, che non sarà mai in grado di fare. Gli strumenti correttivi esistono, ma i metodi di insegnamento, forse non ancora adeguati, rischiano di indurre nel bambino una autostima che tende sempre più allo zero quanto più cresce la scolarità.

Un bambino che non è in grado di scrivere in corsivo in terza elementare rappresenta un problema per le insegnanti ed è solo a quel punto che, con l’aiuto del sostegno, si riesce ad individuare la patologia.
Nel frattempo noi abbiamo un bambino che è vessato dalle insegnanti, punito dai genitori, escluso dai compagni di classe solo perché la società non è in grado di aiutarlo a cercare una via sulla quale ha tutte le capacità di stare, in eccellenza, da solo.
La possibilità di usare gli strumenti informatici e la capacità del corpo insegnanti di capire che il bambino può dare il meglio esprimendosi in altre forme diverse da quella scritta, aiuta enormemente a riacquistare quella autostima che è necessaria ad affrontare anche la vita sociale.

Anche in questi casi le difficoltà delle famiglie rimangono enormi rispetto alle attenzioni che deve riceve il bambino. Sedute di riabilitazione, sedute di psicomotricità, sedute psicologiche riempiono con cadenza plurisettimanale l’agenda dei genitori, con ovvie ricadute sul lavoro.

Purtroppo i DDL 1006 e 1036 che dovevano di fatto regolamentare e sancire queste difficoltà relative all’apprendimento sono in discussione dal 2008 e, viste le premesse, non lasciano presagire nulla di buono per il fronte del sostegno.

Concludendo, senza cadere nelle conseguenze etiche e cristiane che mi contraddistinguono, non ritengo degno di uno Stato che ha gettato le basi e ha diffuso cultura umanistica per oltre due millenni, cadere nella pratica Spartana, dove se eri diverso si era autorizzati a buttarti giù dalla rupe.


Alessio Fabio d’Avino

felicità di almeno 38mila persone

In: Cultura, Salute, Sociale, Solidarietà, Tasse



2 Responses to Che bella notizia: in Italia non ci saranno più disabili!

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gebuono

10 giugno 2010 alle 09:25

Ho letto questo articolo tutto di un fiato, terminato, mi ha lasciato per minuti interdetto.

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Nessuno tocchi i blog « Estremo Centro Sicilia

22 giugno 2010 alle 13:51

[...] Abbiamo scelto tematiche che ci stavano a cuore (da questioni di natura economica a quelli di natura sociale e politica) e su quelle abbiamo scritto e riscritto. In pochissimo tempo, grazie all’impegno [...]

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